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Articoli e news

Geolocalizzazione: quando può essere un utile strumento...

In taluni casi la localizzazione geografica può essere utile a rafforzare le condizioni di sicurezza dei dipendenti permettendo l'invio mirato di soccorsi in caso di difficoltà. Si possono, ad esempio, utilizzare i dati di localizzazione geografica, rilevati da una app attiva sugli smartphone in dotazione ai lavoratori, purché vengano adottate adeguate cautele a protezione della loro vita privata. Occorre, infatti, adottare...
07. 02. 2018
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Il mercato invisibile dei nostri dati

La nostra identità digitale alimenta un mercato invisibile, di cui  l’opinione pubblica non ne è sempre consapevole. Quali ricadute la raccolta indiscriminata di dati può avere su ognuno di noi? La nostra identità digitale è di grande interesse per un mercato apparentemente invisibile: quello che gestisce ed utilizza «i big data». Innanzitutto, cosa sono i «big data» e perché oggi sono diventati...
23. 01. 2018
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E-waste

Partendo dalla segreteria telefonica attraverso il fax e l’agendina elettronica fino ad arrivare al personal computer forse in pochi ci hanno pensato ma nella “spazzatura” arrivano una mole di dati privati e sensibili da far inorridire qualsiasi politica di Privacy. E’ indubbio che la tecnologia ha arricchito le possibilità di tutti noi di essere sempre in contatto e soprattutto di essere...
23. 01. 2018
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I nostri referenti in Italia

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Pillole di Privacy

Si possono utilizzare recapiti telefonici contenuti...

I dati personali di un professionista - anche quando sono estratti da un registro, elenco o albo consultabile da chiunque - possono essere utilizzati dal promotore solo se ha già acquisito lo specifico consenso dell’interessato iscritto all’albo o se presenta offerte strettamente attinenti all’attività svolta dal professionista contattato. Tutte le società, prima di poter utilizzare a fini di marketing i numeri...
08. 02. 2018
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Il supermercato può rifiutarsi di concedere la tessera...

No, la tessera fedeltà è un’opportunità per l’azienda di fidelizzazione del cliente, ma non può trasformarsi in una forma occulta di raccolta dati per il marketing e la profilazione. Il consenso per tali attività non può essere imposto, ma va raccolto in modo specifico.
08. 02. 2018
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A chi ci si deve rivolgere per sapere come ha avuto i dati...

È sufficiente farne richiesta al titolare del trattamento dei dati personali indicato nell’informativa privacy della società. Tale informazione può anche essere chiesta direttamente, magari all’operatore che ci sta telefonando.  
08. 02. 2018
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Posta elettronica aziendale: come rispettare la Privacy?

I contenuti e le informazioni della posta elettronica sono tutelati costituzionalmente da garanzie di segretezza, tuttavia incidono anche sull’organizzazione del lavoro. Ecco perché è opportuno che il datore di lavoro renda disponibili indirizzi di posta elettronica condivisi tra più lavoratori (ad es. ufficioreclami@società.com) affiancandoli a quelli individuali (ad es. rossi@società.com) e valuti la possibilità di attribuire al lavoratore un diverso indirizzo...
08. 02. 2018
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La nostra identità digitale alimenta un mercato invisibile, di cui  l’opinione pubblica non ne è sempre consapevole. Quali ricadute la raccolta indiscriminata di dati può avere su ognuno di noi?

La nostra identità digitale è di grande interesse per un mercato apparentemente invisibile: quello che gestisce ed utilizza «i big data».

Innanzitutto, cosa sono i «big data» e perché oggi sono diventati oggetto di così grande attenzione?

Ogni volta che si naviga su internet si lascia inconsapevolmente dietro di sé una scia di informazioni. Per esempio: abbiamo fatto una ricerca sul Web per cercare un volo per Lisbona. Ebbene, di lì a poco, su tutti i siti che visiteremo appariranno banner di hotel della città di Lisbona, di come noleggiare un’ auto…..

Ma non solo, oramai è un dato di fatto, che lo sviluppo e l’innovazione tecnologico hanno generato un livello senza precedenti di raccolta e di elaborazione di dati  in continua  espansione  grazie anche alle  nuove applicazioni  dell’Internet  delle  cose,  della  robotica, etc.

Viviamo quindi in un'epoca di radicali cambiamenti, una rivoluzione che si fonda sui dati, sul loro possesso, sulla liceità del loro trattamento, sulla loro comunicazione e sul profitto che ne deriva.

Pertanto, «i Big Data» hanno un valore economico molto alto, costituendo una parte sostanziale delle utilità derivanti dalla New Economy.

Nondimeno, la nostra attenzione a questo fenomeno non può riguardare soltanto le implicazioni tecnico/scientifiche o gli effetti  che ha sull’economia.

In verità, stiamo assistendo ad un cambiamento epocale che mette in discussione perfino molti schemi consolidati del  diritto.

Da un lato le imprese tecnologiche hanno esteso la raccolta dei nostri dati, dall'altro le esigenze di sicurezza, di fronte alla minaccia terroristica, hanno spinto gradualmente i governi ad estendere il controllo delle attività svolte in rete per finalità investigative in modo sempre più massivo.

Così questi dati arrivano a società poco note e potenti, le quali, incrociando, comprando e vendendo informazioni, assemblano dossier su di noi. Per esempio, sui nostri acquisti, sui nostri viaggi, ma anche sui nostri gusti sessuali, sulle nostre ideologie politiche e religiose. E così di lì a poco  la catalogazione è fatta!!!

Possono essere informazioni benefiche, magari per migliorare le cure mediche, ma anche dannose perché limitative della libertà politica, finanziaria e lavorativa. Insomma, il passo è breve ed in un attimo queste raccolte  possono diventare strumenti repressivi.

Sì è vero,  amministrare questi processi non è certamente un compito semplice. Tuttavia è più che mai fondamentale ed urgente promuovere garanzie di trasparenza dei processi, anche perché è di fatto difficile mantenere un effettivo controllo sui dati: per scarsa chiarezza sulle modalità di raccolta, sui luoghi di conservazione, sui criteri di selezione e di analisi.

Attualmente, la nuova regolamentazione giuridico europeo rappresenta un passo importante per definire e garantire in modo omogeneo la tutela fra i diversi stati membri.

Ma anche una maggiore consapevolezza da parte dei singoli fruitori è di non secondaria importanza poiché l'economia digitale si nutre di dati, raccolti indiscriminatamente da utenti poco informati.

Cristina Mantelli

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COME DIFENDERSI

Ecco alcuni consigli di Massimo Marchiori, docente di informatica all’Università di Padova.In ogni caso, è bene ricordare sempre che: «Se non paghi un prodotto, vuol dire che quel prodotto sei tu». I servizi digitali, insomma, sono ripagati coi nostri dati.

 

  • Vai alla pagina “privacy” dei principali account (Google, Facebook, Pinterest…) e togli le autorizzazioni più invasive;
  • Installa l’estensione Scriptblock (Chrome) o NoScript (Firefox): fa eseguire programmi (Java, Flash) solo a siti autorizzati da te;
  • Dal sito www.youronlinechoices.com/it/le-tue-scelte puoi disattivare da una sola schermata molti siti che raccolgono dati su di te;
  • Installa Adblock sul browser: impedisce a gran parte delle pubblicità di caricarsi quando apri un sito;
  • Usa il browser in modalità incognito;
  • Sullo smartphone, vai su gestione app e verifica quali autorizzazioni hai concesso a ognuna, cancellando le più invasive o non necessarie (posizione, rubrica, microfono, registro chiamate);
  • Quando ti iscrivi a un sito Web, a una newsletter o a una carta fedeltà, autorizza l’uso dei dati solo per gli scopi che ti interessano, e vieta la cessione dei dati a terzi;
  • Se vuoi sapere quali dati una società (banca, finanziaria, negozio, sito) conosce su di te, e vuoi che li corregga o li cancelli, scarica dal sito del Garante della privacy (www.garanteprivacy.it) il modulo per l’esercizio dei diritti in materia di protezione dei dati personali. Sono obbligati a rispondere entro 15 giorni. (V.T.)